La banda del Fil De Fer

fil fer 1Un tempo, per le strade del quartieri popolari di Milano, i bambini venivano rimproverati dalle mamme per le loro marachelle con la frase “Te saree minga de la Compagnia del Fil de Fer?” in italiano “Non sarai per caso della compagnia del Filo di Ferro?”.

Ma dietro questo affettuoso rimprovero si cela una delle storie più inquietanti della cronaca nera milanese del primo Novecento.

Allora la Milano dei bassifondi era dominata da numerose bande criminali, che il più delle volte si spartivano il controllo del territorio con scontri anche sanguinosi, in cui a volte perivano poliziotti o addirittura passanti innocenti che avevano avuto la sfortuna di trovarsi nel luogo sbagliato al momento sbagliato.

La banda, specializzata in furti da scasso era appunto quella del Fil de Fer, che probabilmente doveva  il suo nome alle grande abilità dei suoi componenti di aprire ogni serratura, anche la più difficile da scassinare. 

I furti avvenivano nella zona tra le vie Arena e Scaldasole, dopo una lunga e complessa pianificazione, grazie anche all’aiuto di  una rete di spie che  informavano la banda di tutti i tranelli che la polizia tendeva  per cercare di  catturarli.

A capo della banda c’erano due uomini, Remo “el Pelle de scimmie” Colombo,  noto per la sua avidità, reclutatore dei membri della banda e Attillo “el Butterin” Orlandi,  diplomato in ragioneria ed esperto nei borseggi sul tram.  

Dopo anni di colpi difficilissimi messi a segno, nel 1914 per il Fil de Fer, iniziò la fine.

Tutto ebbe inizio quando Orlandi divenne l’amante di Rosetta, une delle più note prostitute di piazza Vera, nota anche come cantante nei night club milanesi.

fil fer 2La sera del 24 agosto del 1914, i due passeggiavano per il Carrobbio su una carrozza, quando vennero colti di sorpresa da un poliziotto,  da tempo  innamorato di Rosetta.

Dopo aver chiesto i documenti a Attillo, Rosetta capì che il poliziotto voleva uccidere il suo grande amore e si mise in mezzo tra i due.

Furibondo, il poliziotto la uccise pugnalandola al cuore, per poi fuggire nella notte lascando “el Butterin” disperato con il cadavere della sua amata.

I funerali di Rosetta furono seguiti da una gran folla composta in massima parte dagli  abitanti dei bassifondi, che volevano onorare la donna che aveva dato la sua vita per il loro capo.

Dopo l’arresto del poliziotto assassino, per la polizia di Milano fu facile, risalire alla banda del Fil de Fer, avendo anche l’opportunità di interrogare le ragazze colleghe ed amiche di Rosetta.

Con gli inizi degli anni Venti, tutti i componenti della banda era ormai nelle carceri di Milano e di loro era rimasta solo quella frase di rimprovero, che con gli anni sarebbe diventata di uso comune nel dialetto milanese. 

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