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Taliedo e Linate, storie dalla periferia milanese tra vecchie cascine e campi volo

In un mio precedente articolo, avevo già affrontato la storia del quartiere Forlanini di Milano, raccontando anche le vicende della fabbrica di aeroplani Caproni, situata, in origine, su Via Mecenate. In fondo, però, le vicende della zona sono sempre state intrecciate con quelle del volo e dell’aviazione.

Andiamo, quindi, indietro nel tempo, ai primi anni del ‘900, quando Milano divenne capitale, insieme a Torino e a Genova, della grande industria, il che determinò la nascita di fabbriche e di villaggi operai, mentre le famiglie più in vista della borghesia si facevano erigere palazzi e case secondo lo stile allora in voga, il Liberty, in quartieri nuovi appena fuori dal Centro, come il Magenta o quello di Porta Venezia. Allora, la periferia est della città non era molto diversa dalle altre: cascine disseminate qua e là, lungo rogge e canali, insieme a piccoli centri urbani, un tempo comuni autonomi che poi vennero inglobati nel tessuto urbano di Milano. E non mancavano anche quegli assi viari che conducevano verso i centri esterni, da Segrate a Melzo, e in direzione di Brescia e della Bassa. 

In quello che, oggi, è il quartiere Forlanini esistevano alcune cascine, come la Monlué e la Merezzate, situate lungo il fiume che delimita, a est, la zona, ovvero il Lambro. Comparivano anche alcuni piccoli agglomerati, i cui nomi si sono persi nel tempo, durante la fase di inglobamento di questi stessi alla città, salvo alcune eccezioni. Una di queste è Taliedo, piccolo borgo in origine situato tra gli attuali assi viari Mecenate e Ungheria, insieme a Morsenchio e Zelo Foramagno (oggi assorbito nell’area comunale di Peschiera Borromeo).

Taliedo: la sua storia

Taliedo entrò a far parte del Comune di Milano a partire dai primi anni del ‘900, e fu proprio intorno a questo agglomerato che, poi, si sarebbe sviluppato il quartiere Forlanini. Deve il suo nome a una cascina, oggi scomparsa: al suo posto, ora, si trova un’area commerciale sede di numerose aziende di trasporto e di spedizioni, oltre che di uffici, a ridosso dell’attuale Via Quintiliano. Il piccolo borgo divenne di importanza strategica quando un industriale e pioniere del volo, Giovanni Battista Caproni, decise di stabilirvi lo stabilimento della sua fabbrica di aeromobili, in origine situata a Vizzola Ticino, in un’altra zona a forte vocazione “di volo”. L'area era terreno fertile per stabilire una grande fabbrica, dato che era composta nella quasi totalità da campi. 

Il campo volo di TaliedoAvevo già accennato alla storia della Caproni nel mio precedente articolo, ma, ora, basti semplicemente ricordare che l’azienda, creata da questo ingegnere trentino con un grande fiuto per gli affari, tra gli anni ’20 e la Seconda Guerra Mondiale, divenne una delle più importanti d’Italia e d’Europa, arrivando a contare una ventina di consociate e circa cinquantamila dipendenti, ma che, con i primi anni ’50, fu costretta a chiudere i battenti a causa di difficoltà economiche e personali dei proprietari.

Taliedo è sinonimo di Caproni ancora oggi: basti ricordare i racconti degli anziani che hanno vissuto nella zona di Viale Ungheria per farci capire quanto le dimensioni dello stabilimento produttivo fossero imponenti. L’ultimo residuo rimasto degli stabilimenti furono gli hangar, situati a ridosso di Via Bonfadini, ma ben visibili, ancora tra fine anni ’80 e primi ’90, da Via Salomone e dal fondo di Viale Ungheria, e che, proprio in quegli anni, vennero demoliti per far spazio all’inceneritore di Via Zama.

Il primo aeroporto di Milano

Proprio a ridosso della vecchia cascina Taliedo, Gianni Caproni fece nascere il primo aeroporto di Milano, nell’area tra le vie Mecenate e Salomone. Non pensiamo certo a un aeroporto come lo intendiamo oggi! Si trattava più che altro di un campo volo, destinato al decollo e all’atterraggio dei velivoli costruiti nelle contigue officine. L’occasione venne fornita, al Caproni, dal Circuito Aereo Internazionale, tenutosi a Milano nel 1910. Qui vennero prodotti e testati moltissimi aerei, e, tra questi, alcuni furono anche utilizzati dall’Aviazione italiana durante la Grande Guerra. Un’altra piccola curiosità risiede nel fatto che il campo volo di Taliedo divenne il primo, in Italia, da cui un aeroplano decollò per lanciare manifesti pubblicitari di un noto marchio di spumanti sul Centro città! 

La foto sottostante mostra quello che era il campo volo di Taliedo: è ben riconoscibile Via Mecenate, l’asse che taglia diametralmente l’immagine, e che, perpendicolarmente, incrocia quella che, oggi, è Via Fantoli (per chi non conosce la zona, si tratta della strada che conduce allo svincolo C.A.M.M. della tangenziale).

Alcune delle strutture immortalate nella foto sono ancora superstiti e situate sull’asse viario che conduce dal Centro verso la Tangenziale Est: oggi, dopo interventi di recupero e restauro, sono diventati distretto creativo, nonché sede di locali, birrerie e studi televisivi. In alto, spunta anche il vecchio borgo di Monlué con l’abbazia di San Lorenzo.

Da notare anche, davanti ai capannoni Caproni, un anello di binari: si tratta del capolinea tramviario di quella che, allora, era la linea 35 che, da Piazza Fontana, conduceva proprio lì, seguendo, di fatto, lo stesso percorso che, oggi, compie il 27 (il prolungamento fino a Viale Ungheria è stato realizzato negli anni ’60, in concomitanza con la nascita del nuovo quartiere popolare di Morsenchio).Panoramica del campo volo di Taliedo

Durante i primi anni ’20, in tutto il Mondo l’aviazione civile cominciò a diffondersi, strappando il monopolio a quella militare. Non si trattava certo del mezzo di trasporto di massa che intendiamo oggi, ma fu una rivoluzione. In Italia fu con i primi anni dell’epoca fascista che si ebbero le prime compagnie aeree civili che collegavano il Nord con Roma e Napoli. A Milano come ci si mosse?

L’aerodromo di Taliedo, come era chiamato, aveva una vocazione prettamente militare ma le autorità cittadine volevano che anche il capoluogo lombardo si dotasse di una struttura civile, e per questo proposero una serie di miglioramenti per il campo volo, nel 1926, poi realizzati negli anni successivi, riadattando le dimensioni della pista, ampliando gli hangar e dotando la struttura di fotosegnalatori per atterraggi notturni.

Fu così che Taliedo divenne anche un aeroporto civile. Vi si stabilirono compagnie aeree che effettuavano le prime tratte tra Italia, Svizzera e Germania, oltre a quelle per Torino, Genova e Roma. Nonostante un traffico modestissimo di passeggeri, Taliedo, già con l’inizio degli anni ’30, si rivelò inadeguato alle nuove spinte dell’aviazione civile, e fu per questo motivo che si iniziò a pensare a un vero e proprio aeroporto, più grande, nelle vicinanze.

Nel 1932 si individuò l’area per il nuovo aeroporto, poco a Est rispetto all’asse di Via Mecenate, in corrispondenza del borgo di Linate, poi inglobato in Peschiera Borromeo. Si sacrificarono, ancora una volta, cascine e terreni agricoli, pur mantenendo l’aspetto di paese che, ancora oggi, Linate conserva. I lavori iniziarono proprio nel 1932, e terminarono cinque anni dopo con l’inaugurazione e la dedica della struttura a Enrico Forlanini, pioniere del volo che, tra i primi in Italia, studiò tecniche per aeromobili a decollo verticale, come gli elicotteri.

Viale Michele Bianchi (oggi Viale Forlanini) visto dai Tre PontiNon è certo l’aeroporto di Linate che conosciamo tutti noi, oggi, transitandovi spesso, specialmente per i voli verso Roma e il Sud, visto che le strutture sono state notevolmente ampliate negli anni ’50 e, poi, da Aldo Rossi, nei ’90, ma la nuova struttura cambiò volto alla zona. Innanzitutto fu necessario creare un nuovo asse di collegamento con il Centro, e, per questo, si sfruttò il già esistente Viale Michele Bianchi, che venne prolungato fino all’aeroporto e dedicato, anch’esso, al Forlanini, così come il grande parco, creato, attiguamente alla struttura, nel Dopoguerra. Nella foto è raffigurato proprio Viale Michele Bianchi, non ancora Viale Forlanini, dai Tre Ponti di Viale Corsica.

La posizione scelta negli anni ’30 fu anche legata alla vicinanza con l’Idroscalo e con la possibilità di decollo e atterraggio per gli idrovolanti. L’aeroporto di Linate, dagli anni ’30 fino alla fine del XX secolo, è stato l’aeroporto internazionale di Milano, ma con l’esplosione delle tratte intercontinentali, divenne piccolo e inadeguato a un traffico aereo ormai di massa.

Fu così che Linate mantenne una vocazione legata a voli charter e di linea per Roma, Sud e Isole, mentre le tratte internazionali vennero progressivamente trasferite nel nuovo hub di Malpensa, vicino a quella Vizzola Ticino dove iniziò la carriera industriale e imprenditoriale di Giovanni Battista Caproni.

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