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Quand che sèri in vacànza: ricordi di infanzia

infanzia pixabayQuand che sèri pussée giòvin, un ragazzino insomma, dopo essere tornato dalla colonia estiva, i miei genitori mi mandavano da una zia a trascorrere ancora un mesetto di vacanza prima che iniziasse la scoeùla, la scuola insomma. Questa buona zia aveva anche un càmp da tènd, cioè da gestire, e in questo campo vi erano anche, oltre a ortaggi e qualche fiore, degli animali da cortile e non solo. Uno dei miei compiti era quello, unitamente allo zio o a un cugino più anziano, di portare e dare da mangiare alle galline e compagnia. Ebbene, vi voglio raccontare la mia avventura nell'assolvere questo compito quotidiano.

Per giungere al campo si doveva compiere un tragitto di circa 20 minuti, ivi giunti veniva aperto il restèll in legn e si entrava. Io tenevo in mano il sidèll con il pastòn pronto, ma non facevo tempo a mettere dentro un piede che subito venivo circondato da gaìn, dall'òcca, subito seguiti dal gàll che, per la verità, me piaseva pocch, poiché l'era gelòs di sò gain e chissà cosa frullava nel suo piccolo cervello.

Fatto è che, sempre sul chi va là, spargevo il preparato e tutte vi si gettano a becco, gallo compreso. In un angolo vi era ona àneda, l'unica anatra rimasta, e anche a lei portavo la sua razione. Una cosa che mi piaceva fare era quello di prendere in mano on poresin, ossia un pulcino; tenere tra le mani quel piccolo fagottèll di soffici piume era proprio piacevole. Dal pollìn, dicasi tacchino, mantenevo una distanza di sicurezza, poichè l'era on po' lunàtich, e una sua beccata faceva davvero male. Intanto che io provvedevo a sfamare il pollame, lo zio o il cugino, tagliavano un po' di erba fresca che poi io davo da mangiare ai conilli, i quali mi circondavano che era un piacere. Essendo il campo abbastanza grande, dovevo raggiungere anche lo steccato e la capannina dove stavano duu pègore e duu agnèll, ona càvra puttòst carampàna e on giòven asnin, a cui spettava anche una razione di pane secco. Pàn sècch che sgagnava volentieri anche el càn, che de nomm el fasèva Fiori, il perchè minga mel ricordi, so che l'era smaggiàa de bianch e nègher e che el gh' aveva i oeùgg celest; un tempo l'era on can pastòr, e anca coraggios, adess però l'era in meritada pension.

Terminato questo impegno, in attesa di far merenda, mi concedevo al gioco, con una cuginetta, la Anna, e un amico, di nome Battista, che nel frattempo ci avevano raggiunto. Tornato a casa, a volte aiutavo ancora lo zio a portare l'erba fresca alla "armada", che era la vàcca, l'unica, che aveva in stalla. Una mucca davvero superba, che dava un latte che era una bontà. Poi ci si occupava anche di "geronimo" che l'era el porscèll di famiglia, bello roseo e ben pasciuto, e che, per sua fortuna, el saveva minga che l'inverna l'era per lù òna brutta stagion.

Ricordi che ancora mi sono rimasti nell'anima e che sicuramente non scorderò mai e che, detto tra noi, non voglio assolutamente scordare.

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