Valentina Cortese una diva uno stile

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Quando vedi una foto di Valentina Cortese, la riconosci subito, per il suo stile, la sua classe, il suo charme, quel modo tutto personale di indossare cappelli e foulard, per quello sguardo ammaliante, senza tempo.

 

“Quando penso ai momenti della mia vita vedo il teatrino costruito da papà Giuseppe, vedo il sorriso di Paolo Grassi quando era già nella clinica di Londra malato di cuore, vedo il sorriso di Marcello Mastroianni quando gli avvolsi una sciarpona di cachemire gialla al collo mentre andava verso il Teatro Manzoni, vedo la mano di Victor che conduce il Tristano e Isotta, vedo ogni primo passo compiuto per entrare in scena. Ho cominciato che ero una bambina, gli anni sono passati e ancora adesso mi sento una bambina, una bambina a cui piace sfidare il domani.”

(Valentina Cortese, Quanti sono i domani passati)

 

Nata a Milano il 1 gennaio del 1923, Valentina Cortese (all’anagrafe Cortesa) è figlia unica di una coppia originaria della città di Stresa, sul Lago Maggiore.

Fin dall’adolescenza Valentina frequenta le scuole di recitazione appartenenti alla Scalera Film, tanto che già nel 1941 debutta nella commedia “L’orizzonte dipinto” accanto ad attori come Memo Benassi, Irma Grammatica e Ermete Zacconi.

Il suo aspetto “acqua e sapone” le consente di partecipare a  “La cena delle beffe” di Alessandro Biasetti, tratto dall’omonimo dramma di Sem Benelli e “Un americano in vacanza” di Luigi Zampa, in cui dimostra di essere un’ attrice sensibile e duttile.

Non mancano le prove significative, come “I Miserabili” di Riccardo Freda, in cui interpreta Cosette.

La svolta nella sua carriera avviene nel 1948, quando firma un contratto con la casa cinematografica 20th Century Fox, per cui gira il film “I corsari della strada” dove conosce l’attore Richard Baseheart, che sposa subito dopo, ma il matrimonio non sarà felice e dopo la nascita di un figlio, il futuro attore Jackie, la coppia divorzierà nel 1960.

Alla fine degli anni Cinquanta la Cortese torna in Europa, dove lavora in  “Le amiche” di Antonioni e lo spagnolo “Calabuig” del 1957.

In quello stesso periodo l’attrice conosce Paolo Grassi e Giorgio Strehler, con cui lavorerà per anni nel contesto del Piccolo Teatro di Milano, partecipando a diversi spettacoli  tra cui  “Il giardino dei ciliegi” di Cechov e “El nost Milan” di Carlo Bertolazzi.

valentina cortese 2Gli anni Sessanta vedono la Cortese impegnata sia nel teatro che nel cinema, ricordiamo “Barabba” di Richard Fleischer, “La ragazza che sapeva troppo” di Mario Bava, “Giulietta degli spiriti” di Federico Fellini e “Quando muore una stella” di Robert Aldrich.

Nel decennio successivo l’attrice lavora in “Fratello sole, sorella luna” di Franco Zeffirelli, “Effetto notte” di François Truffaut e “Gesù di Nazareth” sempre di Zeffirelli.

Gli anni Ottanta vedono la Cortese concludere la sua esperienza americana, per dedicarsi al mercato cinematografico italiano con  “Via Montenapoleone” di Carlo Vanzina e “Storia di una capinera” ancora di Zeffirelli.

Negli ultimi anni l’attrice si è ritirata parzialmente dalle scene cinematografiche, pur rimanendo attiva in teatro con alcuni progetti  particolari come  il “Magnificat” di Alda Merini, oltre a scrivere la sua autobiografia “Quanti sono i domani passati” pubblicata a marzo 2012 dalla Mondadori.

Fino al 10 novembre sarà possibile visitare a Palazzo Morando la mostra “Valentina Cortese. Uno stile” dedicata agli abiti ed accessori che la diva ha indossato durante tutta la sua carriera.

Si può visitare la mostra dal martedì alla domenica dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 17,30, mentre il lunedì è chiuso.

L’ingresso è libero.

 

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