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Porta Comasina (Porta Garibaldi): storia dell'arco di Milano

  • Redazione MilanoFree.it
L'arco neoclassico di Porta Garibaldi, già Porta Comasina, in piazza XXV Aprile a Milano
L'arco di Porta Garibaldi (già Porta Comasina), in piazza XXV Aprile.

Porta Comasina, dal 1860 ribattezzata Porta Garibaldi, era il punto di passaggio obbligato per chi arrivava a Milano da Como e dalla Brianza. Oggi il suo arco neoclassico, in piazza XXV Aprile, segna il confine tra la Milano storica di corso Garibaldi e quella verticale dei grattacieli: pochi monumenti raccontano altrettanto bene due secoli di storia cittadina.

Il borgo dei comaschi e dei brianzoli

La contrada, "ubi dicitur Portae Cumanae", era storicamente caratterizzata da un mercato della manodopera proveniente dal Comasco e dalla Brianza, e dagli immigrati del suburbio dei Corpi Santi e dei comuni limitrofi, che diedero origine alle casupole del "borgo di Porta Comasina". I nuovi abitanti, provenienti dal contado, superarono la porta e crearono nuovi borghi che si saldarono a quelli più antichi, degli Ortolani e della Fontana.

Il borgo ospitava prevalentemente muratori e braccianti, che lavoravano otto mesi all'anno in città e tornavano per il raccolto alle cascine in campagna. Con l'infittirsi degli stabilimenti industriali, che offrivano un'occupazione stabile, la popolazione crebbe rapidamente: verso la fine dell'Ottocento Porta Comasina divenne il centro propulsore dell'immigrazione da tutta l'area nord della Lombardia, e nacquero i quartieri Garibaldi e Isola.

L'arco del Moraglia

L'arco attuale nacque quando i Bastioni spagnoli, ormai alberati, erano diventati una direttrice di traffico urbano e interurbano. Il progetto, inizialmente affidato a Luigi Cagnola (l'autore dell'Arco della Pace) e accantonato per i costi eccessivi, passò al giovane Giacomo Moraglia, che riprese la tipologia cagnoliana dell'arco trionfale fiancheggiato dai caselli, affacciato verso l'asse di penetrazione in città.

Costruito tra il 1826 e il 1828 in pietra di Viggiù, l'arco è in ordine dorico, a un solo fornice centrale con due passaggi pedonali aperti ai fianchi, con la muratura a bugnato ingentilita da fregi incassati. Sulla sommità campeggiano quattro statue colossali, opera dello scultore Giambattista Perabò, allegorie dei grandi fiumi lombardi: Po, Ticino, Adda e Olona. I due caselli daziari porticati furono completati a metà degli anni Trenta dell'Ottocento.

La dedica beffarda (e Manzoni)

La costruzione fu finanziata — per obbligo — dai negozianti milanesi, e dedicata a Francesco I d'Austria in ricordo della sua visita a Milano del 1825. La dedica recitava:

"A Francesco I
pio ottimo massimo
i negozianti milanesi eressero"

Ma un biglietto stampato e fatto circolare clandestinamente aggiunse un ultimo verso: "sebbene poca volontà ne avessero". La beffa piacque talmente ai milanesi che qualcuno attribuì il verso aggiuntivo ad Alessandro Manzoni — attribuzione leggendaria, ma perfettamente nello spirito della città sotto gli austriaci.

Da Comasina a Garibaldi

Nel giugno del 1859, dopo le vittorie di Varese e San Fermo, Giuseppe Garibaldi entrò a Milano proprio da questa porta: l'anno seguente, nel 1860, Porta Comasina fu ufficialmente ribattezzata Porta Garibaldi in omaggio all'eroe dei due mondi, e sui basamenti delle statue furono incisi i nomi delle sue vittorie in territorio prealpino. Rispetto alle altre porte milanesi, la Comasina era in posizione più defilata rispetto ai grandi assi stradali: questo spiega in parte il ritardo della sua ricostruzione monumentale e il contenimento delle spese — un "risparmio" che oggi fa sorridere, vista la zona che le è cresciuta intorno.

La porta oggi: tra corso Como e i grattacieli

Oggi l'arco di piazza XXV Aprile è la cerniera tra due Milano. Da un lato corso Garibaldi, con le sue case di ringhiera, le boutique e i locali, che scende verso Brera; dall'altro corso Como, la via della movida per eccellenza, che conduce alla stazione di Porta Garibaldi e a piazza Gae Aulenti, cuore del nuovo skyline con la torre UniCredit, il Bosco Verticale e la Biblioteca degli Alberi.

Attenzione a non confonderla con la vicina Porta Nuova: sono due archi diversi, a pochi minuti l'uno dall'altro, con storie distinte — e proprio per questo perfetti da visitare insieme, in una passeggiata che dal neoclassico arriva ai grattacieli.

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