Porta Tosa, la porta est di Milano diventata Porta Vittoria

Porta Tosa era la porta orientale di Milano, aperta lungo i bastioni delle mura spagnole, e fu ribattezzata Porta Vittoria dopo le Cinque Giornate e l'Unità d'Italia. Oggi l'arco non esiste più: al suo posto, in piazza Cinque Giornate, svetta il celebre monumento di Giuseppe Grandi. Ma la storia di questa porta — a partire dal suo nome curioso — è una delle più affascinanti di Milano.
La porta est della città
Costruita a partire dal Seicento nel sestiere di Porta Orientale, Porta Tosa si apriva a est della città, lungo la strada per Limito, come porta succursale di Porta Venezia. Ereditava il nome da una più antica Porta Tosa medievale, che sorgeva lungo le mura medioevali. L'arco neoclassico fu demolito alla fine dell'Ottocento: oggi sopravvivono soltanto i due caselli daziari posti ai lati dell'attuale piazza Cinque Giornate, allo sbocco di corso di Porta Vittoria.
Perché si chiamava "Tosa"
Il nome "Tosa" — che in dialetto milanese significa ragazza — derivava da un bassorilievo di arte popolare, datato al XIII secolo, che ornava l'antica porta medievale: vi era raffigurata una giovane donna nell'atto di radersi il pube, immagine giudicata oscena nei secoli. Sull'effigie, oggi non più ben leggibile, si intravedevano le scritte EST PORTA T(ONSA), da cui anche il "Borgo di Porta Tonsa".
Sul significato della scultura circolano diverse leggende. Secondo una, durante l'assedio del Barbarossa (1162) una fanciulla si sarebbe mostrata sulle mura in quell'atto per distrarre o schernire i nemici. Secondo un'altra, i milanesi avrebbero raffigurato così — per spregio — l'imperatrice di Costantinopoli Leobissa, che aveva negato aiuti alla città. Più probabilmente si trattava di una raffigurazione punitiva: la depilazione forzata era una pena infamante per adultere e prostitute. Il bassorilievo, noto come "la Tosa impudica", è oggi conservato al Museo d'Arte Antica del Castello Sforzesco.
Da Porta Tosa a Porta Vittoria
Il momento che rese celebre questa porta fu il 22 marzo 1848, ultima delle Cinque Giornate di Milano: Porta Tosa fu la prima a essere espugnata dagli insorti — grazie all'uso di barricate mobili e alla guida del patriota Luciano Manara — in quella che è ricordata come la "battaglia di Porta Tosa". Fu la sua conquista a spingere gli austriaci ad abbandonare la città. Per questo, dopo l'Unità d'Italia (1861), la porta fu ribattezzata Porta Vittoria, a ricordo della vittoria sugli austriaci.
Il monumento alle Cinque Giornate
Nel 1881 fu indetto un concorso per un monumento celebrativo da erigere al posto della porta. Lo vinse lo scultore Giuseppe Grandi (1843-1894), che vi lavorò per circa quattordici anni con dedizione totale. Il risultato è uno dei monumenti più amati di Milano: un grande obelisco in bronzo alla cui base si dispongono cinque figure femminili, personificazione delle cinque giornate di combattimento, insieme a un leone (simbolo del popolo che si solleva) che fronteggia l'aquila dell'impero austriaco. Sotto il monumento si trova un sacrario con i resti dei caduti del 1848, visitabile ogni anno in occasione della ricorrenza.
Il monumento fu inaugurato il 18 marzo 1895, nell'anniversario dell'inizio della rivolta. Grandi, però, non poté vederlo: minato nella salute dalla fatica dell'impresa, era morto pochi mesi prima, il 30 novembre 1894.
Le mura spagnole di Milano
Le mura spagnole, o bastioni di Milano, furono una delle tre grandi cinte che nel corso dei secoli difesero la città. Furono innalzate durante la dominazione spagnola tra il 1548 e il 1562, in sostituzione delle mura medievali, e racchiudevano un perimetro molto più ampio. Vennero in gran parte demolite alla fine del XIX secolo, in seguito all'attuazione del Piano Beruto, il primo piano regolatore di Milano. Di quelle mura e delle loro numerose porte restano oggi solo tracce sparse nel tessuto urbano.
Leggi anche
- Ultimo aggiornamento il .