Skip to main content

Il gatto e il suo simbolismo: dee, gatto nero e araldica

  • Redazione MilanoFree.it
Un gatto nero dallo sguardo intenso, simbolo carico di significati
Il gatto, da divinità egizia a presunto compagno delle streghe: pochi animali hanno una simbologia così ricca.

Parlare del gatto dal punto di vista simbolico è un modo diverso di raccontare questo animale pigro, vispo e abilissimo cacciatore. Addomesticato da oltre novemila anni, il micio accompagna l'uomo da tempo immemorabile, e in ogni epoca e cultura si è caricato di significati che vale la pena ripercorrere. Le razze sono moltissime, ma per il simbolismo questo conta poco: il punto di partenza è il gatto in generale.

Il gatto nell'antico Egitto

È nell'antico Egitto che il gatto raggiunge il suo apice sacrale: chiamato miu, da qui giunse probabilmente in Europa. Lo troviamo dipinto su stele e nei papiri funerari nell'atto di troncare la testa a un serpente, simbolo delle tenebre: nel Libro dei Morti il gatto uccide il mostruoso serpente Apophis, salvando la barca del dio Ra. Animale sacro e protetto, chi ne uccideva uno rischiava pene severissime.

Le dee e i gatti: Bastet, Freyja, Kali

Gli egizi vantano una dea felina, Bastet, raffigurata come una donna dalla testa di gatta, protettrice della casa, delle madri e della fertilità (il suo lato feroce e leonino era invece incarnato da Sekhmet). Ma non è solo l'Egitto: nella mitologia nordica la dea Freyja — l'equivalente della latina Venere — viaggiava su un carro trainato da due grandi gatti. La dea indiana Kali è spesso raffigurata con gatti neri, mentre Shashti, protettrice delle nascite, è rappresentata con un gatto. Un filo rosso lega ovunque il gatto alle divinità femminili dell'amore e della fertilità.

Il gatto nero e il Medioevo

Proprio il gatto nero conobbe il rovescio della fortuna. Con l'affermarsi del cristianesimo, gli attributi di indipendenza e sensualità si trasformarono in segni di pericolo: nel Medioevo il gatto nero fu associato al demonio e alle streghe. Ne resta traccia nell'arte — nell'Annunciazione di Lorenzo Lotto un gatto nero fugge spaventato all'arrivo dell'angelo — e nella tradizione popolare, che ancora oggi vuole sfortunato l'incontro con un gatto nero. La leggenda di San Cadoc, che si serve di un gatto per ingannare il demonio, è un altro esempio di questo immaginario ambivalente.

Un gatto soriano dallo sguardo curioso
Indipendenza, vigilanza e destrezza: le qualità che hanno reso il gatto un'insegna araldica.

Il gatto in araldica

Per il suo carattere libero, il gatto fu adottato come insegna di libertà e indipendenza: lo innalzarono popoli antichi come gli Alani, i Catti, i Borgognoni e gli Svizzeri, che con esso volevano dichiarare di non tollerare alcuna costrizione. In araldica il gatto è simbolo di indipendenza, vigilanza e destrezza; si raffigura di norma passante, con la testa di fronte come il leopardo, e quando è rampante viene detto "inferocito". In Italia compare spesso come "arma parlante", negli stemmi di casati come i Gatti o i Gatto.

I significati simbolici

Oltre all'indipendenza, la tradizione attribuisce al gatto altri significati curiosi. È simbolo di "dissimulatore", perché tende a nascondere e sotterrare i propri escrementi; di richiesta d'aiuto, attraverso l'immagine del topo preso in bocca che squittisce un'invocazione di soccorso. Presso gli egizi era anche simbolo lunare, in quanto avversario degli animali protetti dal sole. In sintesi, il gatto rappresenta l'indipendenza, la vigilanza, la destrezza, l'autosufficienza, la bellezza, la sensualità, l'orgoglio e il mistero.

Il gatto nel sogno

Legato alla fertilità e al mistero — e a quella capacità di vedere al buio che lo ha reso compagno di medium e chiaroveggenti — il gatto non passa indifferente nemmeno nei sogni, dove tende a rappresentare gli istinti più nascosti: il rifiuto delle costrizioni, la gioia di vivere, l'attaccamento ai piaceri. Tutto, naturalmente, dipende da come il micio ci appare nel sogno.

Leggi anche

  • Ultimo aggiornamento il .