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Leggende del fiume Po: le creature fantastiche della Bassa padana

Il fiume Po nella pianura padana con la nebbia e le sponde boscose
Il fiume Po, in antico chiamato Eridano: tra le sue nebbie vivono ancora le creature della leggenda padana.

Il nostro italianissimo fiume Po, in antico chiamato Eridano e poi con il termine latino Padus, è divenuto Pàus > Pàu > Po. Ma non è della sua etimologia né della sua storia che voglio intrattenervi, bensì di alcune leggende che vedono protagoniste le creature fantastiche che si dice abitino lungo il fiume — quasi ottantacinque, a quanto narrano le tradizioni della Bassa padana. Un bestiario straordinario, fatto di esseri ibridi, spiriti notturni e animali impossibili, che per secoli ha popolato l'immaginario delle comunità rivierasche.

La Bosma

Cominciamo con la Bosma, una biscia acquatica e spaventosa, dalle dita palmate e dai grossi unghioni, che di notte — con una abilità sorprendente — succhia il latte dal seno materno lasciando il neonato senza cibo. La Bosma viene anche identificata in un uccello longevo dalle presunte capacità divinatorie. Nella Bassa padana troviamo anche la Borda, un essere spaventoso che aveva il vizio di trascinare dentro i canali chi camminava troppo vicino ai bordi. Probabilmente era un modo per spaventare i bambini e tenerli lontani dall'acqua: una funzione pedagogica mascherata da racconto dell'orrore, come molte leggende popolari.

Il Fojanco

Percorrendo il fiume si incontra anche il Fojanco (o Fojonco), che ha l'aspetto di un rapace notturno con tre gambe e un inguaribile desiderio di rubare galline — e, questa è davvero la sorpresa, una sfrenata passione per il vino Lambrusco. Una nota cantina vinicola emiliana era disposta a offrire un vitalizio gratuito di vino a chi fosse riuscito a fotografarlo. Risultato? Nessuno si è ancora aggiudicato il vitalizio. È nata persino un'Associazione — gli "Amici del Fojonco" — che si ritrova ogni estate in una località diversa per la Festa del Fojonco. Il termine dialettale indica in realtà, in italiano, la Faina: ma la fantasia popolare l'ha trasfigurata in qualcosa di molto più misterioso.

La Palpastriga

Un'altra creatura della cultura popolare della Bassa è la Palpastriga, nome composto da palper e striga, ossia "palpare con malignità". Parente stretta delle streghe, è una creatura maligna che vuole far paura, avvolgere la vittima nelle sue ragnatele per derubarla dei propri averi e delle proprie virtù. A volte si spinge anche nei borghi abitati — e questo accade, si dice, ogni volta che si evocano le streghe o si commettono grosse cattiverie. È amica dei pipistrelli e presenta un corpo semitrasparente: una figura che mescola la tradizione delle streghe medievali con il senso di minaccia che viene dalle acque stagnanti della pianura.

L'Unicorno e il Worbas

L'Unicorno e il Worbas sono due animali mitici presentati come difensori del fiume Po. Si racconta poi che qualcuno avrebbe visto un essere metà uomo e metà animale; altri sostengono l'esistenza dell'"uomo coccodrillo", con mani e piedi palmati, pelle squamosa e muso allungato. Altro strano essere è l'Homo Saurus, essere ancora in cerca di una chiara identità. Queste figure ibride riflettono il senso di inquietudine che le acque del Grande Fiume hanno sempre ispirato — un confine tra il mondo degli uomini e qualcosa di altro, di antico e non del tutto conoscibile.

Il drago Tarantasio

Anche il famoso drago Tarantasio, abitante del lago Gerundo — l'antico lago preistorico che occupava la pianura tra Milano e Cremona prima di essere prosciugato dai Visconti — pare abbia connessioni con il grande fiume. La leggenda vuole che il Tarantasio seminasse morte e pestilenza nella Bassa lombarda: ogni anno esigeva il sacrificio di bambini. Fu sconfitto da San Colombano, o secondo altre versioni dai Visconti stessi — da cui deriverebbe il celebre biscione del loro stemma, che inghiottisce un fanciullo. Una delle leggende più radicate e longeve dell'intera pianura padana.

La grotta di Rio Martino

Non solo lungo il percorso del fiume, ma già dalla sorgente si raccontano storie spaventose. A poca distanza dalle origini del Po, in Valle Po (Cuneo), vi è una grotta nota come Rio Martino che nel Medioevo si riteneva abitata da esseri infernali e spiriti maligni: con i loro malefici, causavano valanghe e altre sciagure. Le calamità cessarono — narra la tradizione — quando alcuni Gesuiti decisero di esorcizzare la grotta. Ancora oggi la cavità esiste ed è visitabile: un luogo che continua a evocare quel senso di soglia tra il mondo conosciuto e qualcosa di oscuro.

Sempre nel mantovano si racconta della presenza di fantasmi legati al Grande Fiume, e in una frazione di Mantova sopravvive la storia della Pietra delle Paludi, che riportava scolpiti strani segni: si diceva fosse il dono di una strega a un uomo che poi affogò nel Po.

Le Anguane e altre creature d'acqua

Il bestiario padano non si esaurisce qui. Lungo tutto il bacino del Po sopravvivono tracce di figure come le Anguane — donne-acqua della tradizione veneta e lombarda, bellissime e pericolose, che attiravano i viandanti verso le rive per trascinarli sott'acqua — e i Linchetti, spiriti dispettosi delle acque stagnanti. Sono quasi ottantacinque le creature fantastiche che la tradizione vuole popolare il fiume e le sue sponde: un immaginario ricchissimo, sedimentato nel corso di millenni di vita accanto all'acqua, alla nebbia e alle piene improvvise del Grande Fiume. Un patrimonio di storie che vale la pena non lasciar dimenticare.

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